Per la Weil, infatti, la virtù filosofica per eccellenza restava l’umiltà, nel senso che ciascuno non deve avere la pretesa di “conquistare” una qualche verità, ma mettersi in attesa che essa discenda in lui dopo averla, a lungo, desiderata. La filosofa francese aspirava a tale virtù ma sapeva di non possederla e, a tale riguardo, scriveva

«Se possedessi la virtù dell’umiltà, la più bella delle virtù, forse non mi troverei in questa miserabile condizione di insufficienza». (WEIL S., Attesa di Dio)

Cfr. SCHENA C., La croce è la nostra patria. Simone Weil e l’enigma della croce, p. 90)